archetipo, archety̆pum, ὰρχέτυπος?, archétypos
Pillola sull'archetipo nel poema epico.
Riflettevo tra me e me sul concetto di archetipo.
Un archetipo è tale solo se parla al di fuori dei confini di tempo/spazio nei quali è nato. E' tale quando è comprensibile (e appetibile) a culture diverse e nuove generazioni.
Non si tratta di appropriazione di un simbolo identitario altrui, quanto piuttosto il riconoscimento di un segno universalistico.
In questo caso è l'archetipo che colonizza in modo fertile la cultura che incontra.
Se si cambia prospettiva lo si può vedere come un segno di forza, non di debolezza.
Ed è la modalità con la quale la cultura umana si è evoluta nei millenni, tramite la tradizione orale con l'incorporazione continua nei miti e nelle leggende, di nuove idee, personaggi e storie, via via che passava di bocca in bocca e attraversava deserti, mari, territori, incontrando popolazioni diverse.
E poi anche dopo, con la scrittura che, pur fissando tutto questo in modo apparentemente rigido, doveva comunque essere filtrata nella babele delle lingue e delle traduzioni, trovando sempre adattamenti (tradimenti), forme, interpretazioni nuove.
E' questa la natura della mitologia epica. Lo è in quanto parla a tutti e tutti se ne possono appropriare.
Si può accettare di fluire in questo fiume di umanità che è la storia oppure tentare vanamente di opporvisi ed essere comunque trascinati via.
Si vorrebbe arginare questo fiume attraverso la rigidità del culto e della liturgia per cristallizzare, pietrificare le mitologie e i racconti umani in feticci che diventano canone e strumento di potere dal quale far discendere la norma etica (è successo anche per il poema per eccellenza, quello biblico).
Così si vorrebbero questi miti: immutabili, invariati, fissati nella pietra, contrari ad ogni cambiamento, refrattari alle innovazioni, ancorati al passato come qualcosa di preciso e prefissato.
Come i rapporti di forza tra le persone.
Oppure no: non interrompere il filo, proseguire il racconto, raccogliere il testimone e aggiungerci la propria storia.
E guardare avanti, non indietro.